Dibattito al seminario inaugurale del Master in Comunicazione Bio-Sanitaria
La nuova informazione sulla salute e i media
Dall'Aids all'influenza A, tra richieste di trasparenza e paure irrazionali
Una tavola rotonda sulle “Tempeste mediatiche” e sui modi della comunicazione sulla salute, pensando anche alle reazioni dei cittadini. Spesso a metà strada tra ragione e emotività. Il seminario sui media e su quali siano gli attuali limiti dell’informazione su temi di ambito sanitario ha aperto la settima edizione del Master in Comunicazione Bio-Sanitaria, organizzato dall’Osservatorio della Comunicazione Sanitaria dell’Università di Pisa.
L’incontro, dal titolo “Le tempeste comunicative: dagli annunci, alle valutazioni, agli effetti mediatici”, ha coinvolto operatori dell’informazione mediatica e i docenti del corso. In apertura il professor Andrea Calamusa, coordinatore del Master, ha introdotto l’argomento presentando le caratteristiche della confusa campagna sull’influenza H1N1: “Una pandemia mediatica che ha reso difficile capire l’effettiva entità del fenomeno, facendo emergere la necessità di una alfabetizzazione sanitaria”. Un’idea supportata anche dalla professoressa Annalaura Carducci, direttrice del Master e responsabile dell’Osservatorio della Comunicazione Sanitaria. “Attraverso l’esperienza di questi anni, con l’attività di monitoraggio dei maggiori quotidiani nazionali, abbiamo avuto la possibilità di constatare i pregi e, spesso, i tanti limiti nell’informazione medica. Un lavoro che ha messo in evidenza sei criteri che dovrebbero sottendere alla costruzione dei messaggi sulla salute, e non solo a questi: correttezza, affidabilità, utilità, comprensibilità, equilibrio e indipendenza”. Per Calamusa criteri da affinare, per rendere effettiva la maggior trasparenza in ambito sanitario. “Un impegno da portare avanti anche attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro specifico denominato Dare Salute Alfabetizzata che potrà far decollare le sue attività attraverso l’Osservatorio e il Master”.
E il Master nasce infatti per formare alla comunicazione nell’ambito della salute, con lo scopo di contribuire a creare un sistema di qualità in ogni area del sistema sanitario. Un sistema in grado di attivare efficaci processi di comunicazione sia interna che esterna, mettendo insieme medici e operatori della comunicazione. “In altre parole, si tratta di rendere possibile un “contagio”, una contaminazione tra questi due mondi – conclude la professoressa Carducci -. Una corretta e adeguata comunicazione può infatti raccordare le disfunzioni tra operatori sanitari, strutture e cittadini, migliorando la qualità percepita dei servizi erogati”.
Il seminario si è focalizzato soprattutto sugli esiti delle campagne mediatiche, andando a sottolineare le difficoltà di un tipo di comunicazione che si lega spesso alla sfera emotiva e che spesso è stata caratterizzato, appunto, da “tempeste”. Il rapporto tra fatto e rappresentazione del fatto è sempre complesso, ma la difficoltà aumenta quando si deve “comunicare la salute”. Molti gli esempi citati: le reazioni, più o meno razionali, generate dalle paure per l’Aids o dalle speranze nate con la cura Di Bella. Una riflessione che è arrivata fino alle più recenti ondate comunicative su due malattie infettive che hanno scosso il mondo, l’influenza aviaria e l’influenza A. Nelle conclusioni emergono le carenze sul piano comunicativo in ambito sanitario. Pur con una maggior consapevolezza della necessità di informare, nei diversi interventi è stato evidenziato il bisogno di filtri comunicativi, l’esigenza di utilizzare l’etica e di puntare all’efficacia del messaggio. Mettendo anche la comunicazione al centro dell’azione delle Aziende sanitarie. Per i professionisti della salute si tratta di una sfida nuova: la maggior trasparenza in medicina deve portare a far maturare la coscienza che c’è possibilità di errore, ma anche che la comunicazione sanitaria è chiamata a trasmettere le notizie positive, gli obiettivi raggiunti e i successi.
Michelangelo Betti
20 gennaio 2010
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